lunedì 25 novembre 2013

Ti racconto quella volta

E' appena partita la Scrittura simultanea on line contro la violenza sulle donne.
 
 > Stanno cominciando ad arrivare i testi. Li potete leggere qui



 
 
 
 

giovedì 21 novembre 2013




In occasione della ricorrenza della Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza contro le donne, Scrivere Oltre il Silenzio organizza una Scrittura Simultanea (una sorta di flash writing mob, oppure di microfono aperto, on line): chiunque vorrà potrà collegarsi al sito www.lua.it/beyond il 24/11/2013 a partire dalle 18:30 e raccontare scrivendo nel modulo apposito un episodio della propria vita in cui sono stati oltrepassati i confini dell'amore.



 I testi, previo consenso di chi li ha scritti, saranno pubblicati sul sito.
Per info e adesioni: www.lua.it/beyond


Amiche e amici SCRIVIAMO TUTTE INSIEME!

Lo faranno anche le ragazze del carcere Dozza di Bologna
Le loro scritture dovranno attendere il permesso degli organi competenti per essere inoltrate ma la scrittura sarà in contemporanea.


mercoledì 23 ottobre 2013

Poesia dal carcere

Una detenuta ci ha mandato questa poesia.
Le manderò i vostri commenti e le vostre riflessioni.

Io e le stelle
 

Il vento racconta
ad ogni stella
pensieri … parole 
 

Io
le osservo, le ascolto, poi ...
poi le scrivo per farle
leggere al mondo intero

Vito

martedì 22 ottobre 2013

Una poesia e una domanda ...

Una bellissima poesia di introduzione a un libro affascinante.
Allora vi chiedo, se di tutto resta un poco, cosa c'é di voi qui dove siete e in giro per il mondo?
Aspetto risposte!  



… Che di ogni cosa resta un poco.

E’ rimasto un po’ del tuo mento

nel mento di tua figlia.

 

Del tuo ruvido silenzio

un poco è rimasto, un poco

sui muri infastiditi,

nelle foglie, mute, che salgono.

 

E’ rimasto un po’ di tutto

nel piattino di porcellana,

drago rotto, fiore bianco,

di rughe sulla tua fronte,

ritratto.

 

Se di tutto resta un poco,

perché mai non dovrebbe restare

un po’ di me? nel treno

che porta a nord , nella nave,

negli annunci di giornale,

un po’ di me a Londra,

un po’ di me in qualche dove?

nella consonante?

nel pozzo? ….

 

CARLOS DRUMMOND DE NDRADEM Residuo (Traduzione di Antonio Tabucchi)

martedì 15 ottobre 2013

Che pasticci che faccio! Errata corrige

ERRATA CORRIGE                

detto anche : che pasticci  che faccio

 

 

IL corso LE PAROLE DEI NOSTRI SILENZI

 

 

presso il Cif Via del Monte 5 inizia domani giovedì 17 alle ore 16

 

 

SORRY SORRY SORRY

lunedì 14 ottobre 2013

Innamorarsi ......



- ci possiamo innamorare per favore?
- mi hai appena chiesto se ci possiamo innamorare?
- sì, credo di avertelo appena chiesto
- non credo funzioni così
- cosa intendi dire?
- penso dovrebbe venire naturale
- tipo?
- tipo la fame, la sete, la nascita e la morte
- le lacrime?
- sì, anche le lacrime
- la pipì?                                                                                                                                 L'autore Guido Catalano - certo                
- la pioggia, il terremoto, le onde, le nuvole, la luce del sole?                                   
- sì, proprio come la pioggia, il terremoto, le onde, le nuvole, la luce del sole
- come le fusa dei gatti, dunque
- sì, mi sembra tu abbia capito il concetto
- allora aspettiamo, magari succede
- magari succede
- speriamo
 
 

giovedì 10 ottobre 2013

Acromionplastica


 

 .... ovvero cronaca di due ore in sala operatoria



E’ arrivato il giorno che temevo e aspettavo, sono sdraiata su un letto ed attendo che vengano a prendermi per fare quella cosa strana, che non è altro che un intervento alla spalla destra.

Mostro una calma, che non lo so nemmeno io, ma credo sia apparente, passano le ore, nulla, poi finalmente, vestizione e gocce del “coraggio”, Giampaolo mi accompagna spingendo il letto fino all’anticamera della sala operatoria.

Si aprono le porte, tutto è verde ma tutto è caotico, credo che siano camere sterili,  ma qualche dubbio mi sorge; lettini ovunque in riordino, mi parcheggiano dietro, sembra un ripostiglio, il letto entra a mala pena, mi legano, temono forse una fuga, ci ripensano lasciano legato solo un braccio, quello che servirà per il monitoraggio (una sfigmomanometro, una sonda per le flebo  e gli adesivi per l’ECG); contemporaneamente chi mi sta intorno si scambia le impressioni su una visita ad un mercato di paese del giorno precedente, dove ha fatto compere, ed è così che ho appreso che esistono delle piante che vivono appese ad un filo senza terra, vivono solo con una immersione in acqua di tanto in tanto. Cerco di iniziare una conversazione: “ Siete voi l’equipe che è su internet?” mi guardano stupiti ma interessati non sanno nulla e la notizia si sparge con soddisfazione di tutti.

Improvvisamente si materializza un individuo verde, mascherato e mi dice quasi dispiaciuto: ”Salve sono l’anestesista”.

Forse il mio sguardo non è stato di apprezzamento, non era quello con il quale avevo avuto il colloquio. Il suo porsi mi sembrava timoroso, ha cominciato a spiegarmi cosa avrebbe fatto, come avrebbe proceduto, cosa avrei dovuto sentire. Abbreviamo: tre forotti  invece di uno prima che arrivassero quelle benedette contrazioni del muscolo che annunciavano che aveva trovato il punto giusto.

Venti minuti di attesa per sentire o meglio per non sentire più i pizzicotti che mi davano a turno, quindi, altro cambio di tavolaccio, pronti via dentro. Gruppetti di individui verdi, nascosti dietro le loro maschere ovunque: chi piega dei teli rigorosamente verdi, chi sistema degli arnesi metallici, il tutto condito dalle chiacchiere più varie, finalmente entrano due occhiali da miope, ecco l’ho riconosciuto è il dottore, che attorniato dai suoi assistenti, mi opererà.

Cerco di non perdere un colpo, mi separano dal mio braccio destro con un enorme telo, tremo come una foglia, ho freddo. Mi coprono con una coperta metallica sotto la quale inseriscono un phon: per captare tutto dovrei essere come un Pc con tante cartelle: una voce insegna ad un’altra la ricetta dei biscotti della nonna, è tornata quella della pianta pensile e ne magnifica ancora i pregi, vorrei capire cosa succede su di me,  per un po’ di tempo le sensazioni sono strane, ma c’è una disquisizione sulle pensioni e sulla Legge Fornero (anche qui!!!!!), ed un accorato appello di una voce giovane: “No dottore lei non andrà in pensione presto vero?”

Improvvisamente una frase attira la mia attenzione:” Attento,  attento, vedi scappa, prendilo con le pinze,….. (sospiro…) ah bene” - ho immaginato che un pezzetto ribelle di me stesse giocando a rimpiattino.

 Poi è stato un  susseguirsi di:” martello, scalpello, sega, aspiratore,  è pronta l’ àncora  ancora martello”. Non ci voleva una fervida fantasia per capire il significato - bastavano i rumori ed i tonfi che mi avrebbero spostato, ecco il perché della legatura..

Di tanto in tanto si materializzava il viso o la maschera dell’anestesista: ”Tutto bene?” ero troppo stanca per rispondergli “una moccia”.

Dopo due ore mi sono rivolta direttamente al dottore per sapere se ne aveva ancora per molto “meno di cinque minuti” -  è stata la risposta - è stato onesto.

Quando sono rientrata in camera, battevo  i denti e quando ho visto Giampaolo mi sono messa  a piangere, come pure quando ho sentito i miei ragazzi, dai …. sono tornata. l’avventura era finita, ora tanta pazienza …….. ma non alla prossima.

Tutto questo per riderci un po’ su …….. a posteriori.