venerdì 13 giugno 2014

"Ciao vi dirò"

L'editrice Memori presenta "Ciao vi dirò".
Un pezzo della storia d'Italia, la storia di una vita in cui tutti, tra le righe, finiamo per riconoscerci.
http://memori.it/?p=617



"Come ci sono finita qui, a scappare davanti agli idranti della polizia, con la Celere che carica. E c’è un tizio che mi tiene per mano. Un tizio che non conosco.
Come aveva fatto a finire lì? Eppure la sua storia la conosceva benissimo con tutti quei quaderni che aveva riempito. Cominciò a scrivere quando Cesarina le chiese se si ricordava il Lupo e l’Albertina che faceva la staffetta.
E lei aveva avuta paura di dimenticare. Dimenticare anche l’uomo con la verruca e quello con il fazzoletto al collo e sua moglie con il rosario. E poi c’erano le storie.
E se non le scriveva lei, quelle storie sarebbero andate perdute. Storie belle: la storia del matto del Sasso e quella del direttore d’orchestra che aveva sfidato i fascisti e quell’altra del ragazzino ferito e quella del diavolo e dell’acqua solfanina.
La mamma le aveva comprato quel bel quaderno a righe con la copertina nera e con la riga rossa che segnava il bordo della scrittura.
E lei aveva scritto e scritto e scritto. Aveva sette anni allora e la zia Elide voleva correggere gli errori, mettere a posto l’italiano ma lei aveva detto di no, che le piaceva così".

sabato 3 maggio 2014

#carcere
Il silenzio in carcere n
Non esiste Il silenzio in questo posto quel silenzio che da buoni pensieri benessere non ce figli sono lì e key dei voci che rimbombano da braccio alle altro il rumore metallico dei Brindisi è cancelli te sbattono il tintinnio di Chianti squilli di telefono dalla rotonda di pentole sportelli di bilancini di ciabatte mare rumori di una salsa vita quotidiana il continuo è costante sottofondo di televisioni di questo ultimo armi c'è un' vero abuso ma ho incontrato il mio silenzio quando leggo la sera cala su di me una campana suono assorbente come entrassi in un mondo mio fatto dalla fantasia dello scrittore è la mia immagine leone sento solo La mia voce interna che legge è il mio corpo vola nel mondo del momento dov'é io divento protagonista la voce di questa e quella storia
Più mi piace quello che leggo più spessa quella campana che riesce per qualche ora a portarmi VIA di qua quando ritorno mi sento meglio più ricco più forte allora mi addormento contento perchè mi sento più forte più forte di ieri per affrontare domani in questo posto dove non c'è silenzio

mercoledì 15 gennaio 2014

Etty Hillesum

Riflessione#w
Dal sito di un mio splendido collega di Anghiari

Le cronache e la memoria del cuore

Esther Hillesum, meglio conosciuta col nome di Etty, nasce a Middleburg (Paesi Bassi) il 15 gennaio 1914. 

Il padre Levie (detto Louis), nato ad Amsterdam nel 1880, è un professore di lingue classiche timido e colto. Nel 1928 viene nominato preside del liceo di Deventer, incarico che ricopre fino al 1940, quando gli viene revocato in quanto ebreo. La madre di Etty, Rebecca (detta Riva) Bernstein è nata a Potcheb, in Russia, nel 1881. 

Per scampare ad un pogrom, nel 1907 fugge ad Amsterdam travestita da soldato. Qui sposa Louis Hillesum e continua a vivere, mentre i suoi genitori e il fratello minore Jacob, che nel frattempo l'hanno raggiunta, emigrano negli Stati Uniti nel 1913. 

Etty è la prima di tre figli: Jacob (nato nel 1916 è soprannominato Jaap), allievo modello, studia medicina e durante la guerra lavora, in qualità di medico, presso l'Ospedale israelitico di Amsterdam; Michaël (nato nel 1920 e detto Mischa), pianista di talento. 

Nel 1926 Esther si iscrive al liceo classico di Deventer. Sei anni dopo si trasferisce ad Amsterdam, dove studia legge. 
Nel marzo 1937 Etty va ad abitare presso la casa di Hendrik Wegerif (detto Han), nella quale anche suo fratello Jaap aveva vissuto per un certo periodo. Sarà proprio qui, in via Gabriël Metsu 6, che inizierà a scrivere quel diario in cui annoterà, con precisione e passione, la sua trasformazione spirituale e le sue vicende umane prima del trasferimento a Westerbork. 

Etty si occupa della gestione della casa, lavoro per il quale riceve una paga da Hendrik, anziano vedovo cristiano padre di quattro figli. I rapporti tra Esther e quest'uomo presto si trasformano in una relazione sentimentale, nonostante i 21 anni di età di differenza. 

Dopo essersi laureata in legge nel 1939, Etty comincia a studiare le lingue slave, e impartisce lezioni di russo. 

Nel 1939 viene creato il campo di Westerbork, dove il governo olandese, in accordo con la principale organizzazione ebraica presente in Olanda, decide di riunire i rifugiati ebrei, tedeschi o apolidi, che vivono nei Paesi Bassi, pensando ad una loro futura riemigrazione. 

Il 1 settembre 1939 Hitler invade la Polonia causando così lo scoppio del secondo conflitto mondiale. 
Il 10 maggio 1940 i tedeschi irrompono in Olanda: 5 giorni dopo la regina e il governo si rifugiano in Inghilterra: Rauter diventa capo supremo delle SS e della polizia. 

Il 3 febbraio 1941 avviene l'incontro più importante della vita di Etty: quello con lo psicologo Julius Spier, allievo di C.G. Jung e inventore della psico ? chirologia, la scienza che studia la psicologia di una persona partendo dall'analisi delle mani. 

Ebreo tedesco fuggito da Berlino nel 1939, Spier tiene ad Amsterdam dei corsi serali durante i quali invita gli studenti a presentargli le persone che poi diventeranno oggetto del suo studio. Bernard Meylink, un giovane studente di biochimica che vive nella casa di Han, propone Etty, la quale viene accettata. L'incontro con Spier è per Esther folgorante: decide subito di prendere un appuntamento privato con lui per cominciare una terapia. 

L'8 marzo 1941, probabilmente su invito di Spier, Etty inizia a scrivere il diario. Dopo alcuni mesi, Etty diventa prima segretaria e poi allieva dello psicologo tedesco: tra i due scoppia una attrazione reciproca, che li spinge l'uno verso l'altra nonostante la notevole differenza di età (Esther ha 27 anni e Spier 54) e il fatto che entrambi siano già impegnati in una relazione. 

Tra i mesi di maggio e giugno 1942 nei Paesi Bassi viene portata a compimento l'attuazione delle leggi di Norimberga, che vietano agli ebrei, tra le altre cose, di usare trasporti pubblici, telefonare, sposarsi con persone non ebree. 
Sono costituiti i Consigli Ebraici, organismi intermediari tra le autorità tedesche ed ebraiche formati prevalentemente da giudei, col compito di rappresentare la comunità israelitica del luogo, ma in realtà obbligati ad attuare le decisioni prese contro di loro dalle SS. 
Attraverso la radio britannica giunge la notizia (riportata da Etty nel suo diario, in data 29 giugno) che in Polonia sono stati uccisi 700.000 ebrei. Etty prende subito coscienza del piano diabolico che i tedeschi stanno mettendo in opera: l'annientamento totale della popolazione ebraica. 

Il 1 luglio 1942 il campo di Westerbork passa sotto il comando tedesco: diventa così "Campo di transito di pubblica sicurezza", ossia luogo di raccolta e smistamento per gli ebrei prigionieri diretti ad Auschwitz. Il 16 luglio Etty viene assunta, grazie al fratello Jaap e all'interessamento di un membro del Consiglio, come dattilografa al Consiglio Ebraico di Amsterdam, sezione assistenza alle partenze. Non ama questo incarico che accetta con una certa riluttanza: vorrebbe stare più vicino ai drammi che la sua gente vive in questo difficile momento storico. Per tale ragione, venuta a conoscenza della decisione, da parte del Consiglio Ebraico di Amsterdam, di aprire una sezione nel campo di Westerbork, fa richiesta di venirvi trasferita. La sua domanda è accettata: il 30 luglio 1942 comincia a lavorare al dipartimento di aiuto sociale alle persone in transito. 

A Westerbork gode di una certa libertà, che le consente di mantenere contatti con l'esterno e quindi scrivere le lettere che sono giunte fino a noi. 

Si reca ogni tanto ad Amsterdam, soprattutto quando è malata. Proprio durante uno dei suoi soggiorni nella capitale olandese le viene trovato un calcolo biliare che non può essere operato ma la costringe a una lunga degenza presso l'Ospedale israelitico. 

Il 15 settembre 1942 Julius Spier muore per un tumore al polmone. Etty, che in quel momento si trova ad Amsterdam con lui, ha il permesso delle autorità tedesche di partecipare al funerale. 

In seguito ad una retata, nel giugno 1943 giungono a Westerbork i genitori di Esther e il fratello Mischa. Nel frattempo, si fanno sempre più frequenti i convogli settimanali che partono da quella radura desolata della pianura olandese alla volta della Polonia, dove i prigionieri, a detta delle autorità tedesche, vanno "a lavorare". 

Il 5 giugno Etty torna al campo di Westerbork dopo un soggiorno ad Amsterdam: in quell'occasione rifiuta l'aiuto che molti suoi amici le offrono per nasconderla e sfuggire così alla persecuzione nazista. Vuole seguire fino in fondo la sorte della sua gente. Affida ad una amica, Maria Tuinzing, gli 11 quaderni del diario, chiedendole di darli allo scrittore Klaas Smelik per pubblicarli alla fine della guerra, qualora lei non dovesse tornare più. 

Nel mese di luglio 1943 le autorità tedesche pongono fine allo statuto speciale dei membri del Consiglio Ebraico presenti nel campo di Westerbork. Decidono che metà di loro deve tornare ad Amsterdam, e gli altri rimanere nel campo, perdendo però ogni libertà di circolazione e comunicazione con l'esterno. Etty decide di rimanere a Westerbork. Durante l'autunno 1943 vengono pubblicate clandestinamente ad Amsterdam due lettere che Etty ha scritto dal campo in data dicembre 1942 e 24 agosto 1943. 

Il 7 settembre 1943 la famiglia Hillesum sale su un convoglio diretto in Polonia. Dal treno, Etty riesce a gettare un biglietto che verrà ritrovato lungo la linea ferroviaria e spedito: è indirizzato ad un'amica ed è l'ultimo scritto di Esther. 

Levie e Riva muoiono tre giorni dopo, lungo il tragitto o gasati al loro arrivo; secondo quanto riportato dalla Croce Rossa, Etty muore il 30 novembre 1943 e suo fratello Mischa il 31 marzo 1944, entrambi ad Auschwitz. 

Jaap Hillesum, deportato a Bergen Belsen nel febbraio 1944, muore il 27 gennaio 1945 sul treno che evacua i prigionieri del campo e che viene liberato da soldati russi. 

Il "Diario" di Etty viene pubblicato per la prima volta in Olanda nel 1981 dall'editore Gaarlandt, dopo che Klaas Smelik e sua figlia Johanna l'avevano proposto ad altri editori ricevendo sempre parere negativo. E' subito un grande successo. Nel 1982, col titolo "Il cuore pensante della baracca", sono pubblicate le lettere che Esther aveva scritto a Westerbork. 

La storia di Etty colpisce per la lucidità con la quale la giovane donna olandese affronta le vicende tragiche del suo tempo, opponendo una resistenza interiore al male e ricercando con tenacia e fede in Dio tracce di bene anche là dove sembra assente. Insegna che l'unica strada per contrastare odio è un atteggiamento d'amore con cui guardare, nonostante tutto, anche a chi ci sta facendo del male.


© Testo originale a cura di Stefano Galazzo


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s@luti,
emilio de tullio 

giovedì 2 gennaio 2014

Un anno-albero

2014



Da Leonora Cupane, grande insegnante di scrittura poetica

Vi auguro un anno-albero,
con radici radiosamente affondate  
in un sottosuolo succoso,
tronco trasudante linfa nutriente e
rami carichi di foglie ombrose
e fiori,
futuri frutti fecondi di semi.

Un albero alato,
che svetti verso il cielo
emergendo dalle profondità della terra.


venerdì 27 dicembre 2013

Pier Paolo Pasolini: una riflessione




"Il problema è avere gli occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono.
Occhi chiusi.
Occhi che non vedono più.
Che non sono più curiosi.
Che non si aspettano che accada più niente.
Forse perché non credono che la bellezza esista.
Ma sul deserto delle nostre strade Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio". 



Pier Paolo Pasolini











Cari miei quattro lettori
abbiamo gli occhi chiusi?
Sappiatemi dire!

Maria Luisa

giovedì 26 dicembre 2013

Se io fossi io

Qualche pensiero da Clarice Lispector, "La scoperta del mondo"


Se io fossi io
Provate anche voi: se voi foste voi, come sareste, e cosa fareste? Per
prima cosa si prova un senso di disagio: la menzogna in cui ci eravamo
accomodati si è leggermente spostata dal posto in cui si era accomodata. Tuttavia mi è già capitato di leggere la biografia di persone che all'improvviso diventavano se stesse e cambiavano completamente vita.
 Credo che se io fossi realmente io, gli amici per strada non mi saluterebbero nemmeno, perché persino la mia fisionomia sarebbe cambiata. Come? Non lo so. Metà delle cose che farei
se fossi io non le posso dire. Credo, ad esempio, che per un qualche
motivo finirei in galera. E se io fossi io darei via tutto ciò che mi
appartiene, affiderei il mio futuro al futuro. "Se io fossi io" sembra
costituire il nostro più grande pericolo di vivere, sembra l'entrata nuova
nell'ignoto. Allo stesso tempo sospetto che, passata la cosiddetta sbornia per la festa
improvvisa, proveremmo finalmente l'esperienza del mondo.

Ditemi, miei quattro lettori, se voi foste voi, chi sareste?
Io ci sto pensando.
ASPETTO RISPOSTE!!
Luisa


lunedì 25 novembre 2013

Vogliamo credere che ci ama?




Bene, e allora ci ama male. Non è questo l’amore. Un uomo che ci picchia è uno stronzo. Sempre, E dobbiamo capirlo subito, al primo schiaffo. Perché tanto arriverà anche un secondo, e poi un terzo, e un quarto. L’amore rende felice, riempie il cuore, non rompe le costole, non lascia lividi sulla faccia … pensiamo mica di avere sette vite come i gatti? NO ne abbiamo una sola, NON BUTTIAMOLA VIA!!”
Luciana Littizzetto




Le ragazze del gruppo di scrittura autobiografica del carcere Dozza di Bologna hanno scritto e alcune stanno ancora scrivendo per condividere questa giornata con tutte voi.
Manderanno i loro testi una volta completata la procedura richiesta.

Ti racconto quella volta

E' appena partita la Scrittura simultanea on line contro la violenza sulle donne.
 
 > Stanno cominciando ad arrivare i testi. Li potete leggere qui



 
 
 
 

giovedì 21 novembre 2013




In occasione della ricorrenza della Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza contro le donne, Scrivere Oltre il Silenzio organizza una Scrittura Simultanea (una sorta di flash writing mob, oppure di microfono aperto, on line): chiunque vorrà potrà collegarsi al sito www.lua.it/beyond il 24/11/2013 a partire dalle 18:30 e raccontare scrivendo nel modulo apposito un episodio della propria vita in cui sono stati oltrepassati i confini dell'amore.



 I testi, previo consenso di chi li ha scritti, saranno pubblicati sul sito.
Per info e adesioni: www.lua.it/beyond


Amiche e amici SCRIVIAMO TUTTE INSIEME!

Lo faranno anche le ragazze del carcere Dozza di Bologna
Le loro scritture dovranno attendere il permesso degli organi competenti per essere inoltrate ma la scrittura sarà in contemporanea.


mercoledì 23 ottobre 2013

Poesia dal carcere

Una detenuta ci ha mandato questa poesia.
Le manderò i vostri commenti e le vostre riflessioni.

Io e le stelle
 

Il vento racconta
ad ogni stella
pensieri … parole 
 

Io
le osservo, le ascolto, poi ...
poi le scrivo per farle
leggere al mondo intero

Vito

martedì 22 ottobre 2013

Una poesia e una domanda ...

Una bellissima poesia di introduzione a un libro affascinante.
Allora vi chiedo, se di tutto resta un poco, cosa c'é di voi qui dove siete e in giro per il mondo?
Aspetto risposte!  



… Che di ogni cosa resta un poco.

E’ rimasto un po’ del tuo mento

nel mento di tua figlia.

 

Del tuo ruvido silenzio

un poco è rimasto, un poco

sui muri infastiditi,

nelle foglie, mute, che salgono.

 

E’ rimasto un po’ di tutto

nel piattino di porcellana,

drago rotto, fiore bianco,

di rughe sulla tua fronte,

ritratto.

 

Se di tutto resta un poco,

perché mai non dovrebbe restare

un po’ di me? nel treno

che porta a nord , nella nave,

negli annunci di giornale,

un po’ di me a Londra,

un po’ di me in qualche dove?

nella consonante?

nel pozzo? ….

 

CARLOS DRUMMOND DE NDRADEM Residuo (Traduzione di Antonio Tabucchi)

martedì 15 ottobre 2013

Che pasticci che faccio! Errata corrige

ERRATA CORRIGE                

detto anche : che pasticci  che faccio

 

 

IL corso LE PAROLE DEI NOSTRI SILENZI

 

 

presso il Cif Via del Monte 5 inizia domani giovedì 17 alle ore 16

 

 

SORRY SORRY SORRY

lunedì 14 ottobre 2013

Innamorarsi ......



- ci possiamo innamorare per favore?
- mi hai appena chiesto se ci possiamo innamorare?
- sì, credo di avertelo appena chiesto
- non credo funzioni così
- cosa intendi dire?
- penso dovrebbe venire naturale
- tipo?
- tipo la fame, la sete, la nascita e la morte
- le lacrime?
- sì, anche le lacrime
- la pipì?                                                                                                                                 L'autore Guido Catalano - certo                
- la pioggia, il terremoto, le onde, le nuvole, la luce del sole?                                   
- sì, proprio come la pioggia, il terremoto, le onde, le nuvole, la luce del sole
- come le fusa dei gatti, dunque
- sì, mi sembra tu abbia capito il concetto
- allora aspettiamo, magari succede
- magari succede
- speriamo
 
 

giovedì 10 ottobre 2013

Acromionplastica


 

 .... ovvero cronaca di due ore in sala operatoria



E’ arrivato il giorno che temevo e aspettavo, sono sdraiata su un letto ed attendo che vengano a prendermi per fare quella cosa strana, che non è altro che un intervento alla spalla destra.

Mostro una calma, che non lo so nemmeno io, ma credo sia apparente, passano le ore, nulla, poi finalmente, vestizione e gocce del “coraggio”, Giampaolo mi accompagna spingendo il letto fino all’anticamera della sala operatoria.

Si aprono le porte, tutto è verde ma tutto è caotico, credo che siano camere sterili,  ma qualche dubbio mi sorge; lettini ovunque in riordino, mi parcheggiano dietro, sembra un ripostiglio, il letto entra a mala pena, mi legano, temono forse una fuga, ci ripensano lasciano legato solo un braccio, quello che servirà per il monitoraggio (una sfigmomanometro, una sonda per le flebo  e gli adesivi per l’ECG); contemporaneamente chi mi sta intorno si scambia le impressioni su una visita ad un mercato di paese del giorno precedente, dove ha fatto compere, ed è così che ho appreso che esistono delle piante che vivono appese ad un filo senza terra, vivono solo con una immersione in acqua di tanto in tanto. Cerco di iniziare una conversazione: “ Siete voi l’equipe che è su internet?” mi guardano stupiti ma interessati non sanno nulla e la notizia si sparge con soddisfazione di tutti.

Improvvisamente si materializza un individuo verde, mascherato e mi dice quasi dispiaciuto: ”Salve sono l’anestesista”.

Forse il mio sguardo non è stato di apprezzamento, non era quello con il quale avevo avuto il colloquio. Il suo porsi mi sembrava timoroso, ha cominciato a spiegarmi cosa avrebbe fatto, come avrebbe proceduto, cosa avrei dovuto sentire. Abbreviamo: tre forotti  invece di uno prima che arrivassero quelle benedette contrazioni del muscolo che annunciavano che aveva trovato il punto giusto.

Venti minuti di attesa per sentire o meglio per non sentire più i pizzicotti che mi davano a turno, quindi, altro cambio di tavolaccio, pronti via dentro. Gruppetti di individui verdi, nascosti dietro le loro maschere ovunque: chi piega dei teli rigorosamente verdi, chi sistema degli arnesi metallici, il tutto condito dalle chiacchiere più varie, finalmente entrano due occhiali da miope, ecco l’ho riconosciuto è il dottore, che attorniato dai suoi assistenti, mi opererà.

Cerco di non perdere un colpo, mi separano dal mio braccio destro con un enorme telo, tremo come una foglia, ho freddo. Mi coprono con una coperta metallica sotto la quale inseriscono un phon: per captare tutto dovrei essere come un Pc con tante cartelle: una voce insegna ad un’altra la ricetta dei biscotti della nonna, è tornata quella della pianta pensile e ne magnifica ancora i pregi, vorrei capire cosa succede su di me,  per un po’ di tempo le sensazioni sono strane, ma c’è una disquisizione sulle pensioni e sulla Legge Fornero (anche qui!!!!!), ed un accorato appello di una voce giovane: “No dottore lei non andrà in pensione presto vero?”

Improvvisamente una frase attira la mia attenzione:” Attento,  attento, vedi scappa, prendilo con le pinze,….. (sospiro…) ah bene” - ho immaginato che un pezzetto ribelle di me stesse giocando a rimpiattino.

 Poi è stato un  susseguirsi di:” martello, scalpello, sega, aspiratore,  è pronta l’ àncora  ancora martello”. Non ci voleva una fervida fantasia per capire il significato - bastavano i rumori ed i tonfi che mi avrebbero spostato, ecco il perché della legatura..

Di tanto in tanto si materializzava il viso o la maschera dell’anestesista: ”Tutto bene?” ero troppo stanca per rispondergli “una moccia”.

Dopo due ore mi sono rivolta direttamente al dottore per sapere se ne aveva ancora per molto “meno di cinque minuti” -  è stata la risposta - è stato onesto.

Quando sono rientrata in camera, battevo  i denti e quando ho visto Giampaolo mi sono messa  a piangere, come pure quando ho sentito i miei ragazzi, dai …. sono tornata. l’avventura era finita, ora tanta pazienza …….. ma non alla prossima.

Tutto questo per riderci un po’ su …….. a posteriori.

 

mercoledì 2 ottobre 2013

Anghiari Festival dellautobiografia

RAGAZZE!!!

NON SENTO PIU' LE VOSTRE VOCI E MI MANCANO LE VOTRE RIFLESSIONI.


VI PREGO, FATEVI SENTIRE!!!!

 

Il piatto del giorno

Dal festival della Libera Università dell'autobiografia di Anghiari

Scrittura a mano libera

Anghiari, un borgo fuori dal tempo, scenario di questo festival caratterizzato da incontri con persone che, come te, vengono a porre le domande fondamentali della vita.
E poi le emozione degli incontri sul terremoto, la condizione femminile e tanto ancora. E poi il carcere.
La sala degli audiovisivi stipata ad ascoltare la voce dei detenuti della casa circondariale di Opera, Milano, che raccontavano la loro sofferenza. E molti fra il pubblico si sono resi conto, forse per la prima volta, della loro ricca umanità e che una persona in restrizione non è solo il suo reato. Ma molto di più.
Silenzio assoluto nella saletta del teatro quando abbiamo letto i testi dei nostri ‘ragazzi’ e delle nostre ‘ragazze’ ristretti nel carcere bolognese della ‘Dozza’.
E come congedo e ringraziamento per aver letto questo mia testimonianza sul Festival, vi riporto un collage delle loro voci.

Collage’ di frasi raccolte da testi di autori diversi

Nel mezzo del casin di nostra vita mi ritrovai in una cella oscura… .
Cosa vuoi dalla vita? E’ una domanda difficile. Cosa vuole la vita da me?
Penso che nella vita se non cerchi prendi quello che passa.
Io so perfettamente che cosa voglio dalla vita: un buon lavoro, una famiglia attorno a me, degli amici … Ma se è questo che voglio veramente perché non ce l'ho? Perché la mia vita ha preso una piega diversa?
Nato in casa e pesato su una bilancia della frutta. … Mia madre: non molto alta, uguale a mio padre, di una dolcezza unica, oppressiva quanto basta. E’ stata una forza per me. Volevo essere come lei, con tutte le sue rughe infinite, che ognuna aveva la sua storia da raccontare.
La scuola è un posto dove si comincia ad imparare il futuro perché se non sai leggere e scrivere avrai una vita sofferente e povera. Forse se non avessi abbandonato la scuola non sarei qua.
Avevo all’incirca 20 anni, un’età in cui quando ti ci trovi non ci fai caso e ti sembra normale, ma è solo quando hai molti più anni che capisci che i 20 anni arrivano una sola volta nella vita. Quando siamo felici non lo sappiamo. Lo capiamo dopo quando ci mancano quei momenti e allora scopriamo cosa sono stati.
Il desiderio di cambiare è diventato irresistibile e così abbiamo preso la lunga strada dell’emigrazione verso il paese dei miei sogni, l’Italia, verso la Repubblica democratica fondata sul lavoro….
Dapprima il mare lo immaginavo un tappeto liscio come i capelli di mia madre, ma non immaginavo che di notte era così spaventoso. … Appena arrivato grande gioia. E’ come scappare dal buio verso la luce.
Quando la mia condanna, morte dell'anima, venne letta, sentii un sospiro venire dal mio cuore.
Ricordo che entrai in carcere con quella spavalderia che rasenta l’ignoranza perché non conoscevo il mondo di cui stavo entrando a far parte.
Ho avuto paura. Questo piccolo spazio dovrà essere il posto in cui vivere per il resto della mia detenzione, spettatore e attore del mio cambiamento.
Lo stato vuole sei anni e quattro mesi della mia vita, anzi, della mia gioventù.
Il nemico più grande è il tempo. Se non lo gestiamo noi, lui non ci pensa due volte a distruggere. E’ un mondo dove il tempo si dilata: una giornata sembra un mese, un anno sembra un secolo, ma in fondo è un posto dove puoi ritrovare te stesso e dove ritorni ad apprezzare anche le piccole cose che fino a poco tempo fa ti sembravano insignificanti.
Una cosa fondamentale ho capito: delinquenti non si nasce ma si diventa e senza buone guide è difficile imboccare la via giusta, specialmente nella parte d’Italia dove io vivo.
Ho cavalcato molte avventure, molti amori, non sempre felici, che spesso hanno lasciato cicatrici indelebili dentro di me. Forse sono maturato, cresciuto, ho abbandonato la veste del Peter Pan che c’è dentro di me e ho cominciato ad apprezzare le cose della vita in un modo diverso, dando a tutto un giusto valore ed assaporando fino in fondo le sue emozioni: regali inattesi.
Sono la vostra pecora nera, anche se non mi considerate così. Mi dicevate sempre che sbagliare si può, ma che sono una fabbrica di sbagli. Sai mi fate venire in mente le parole che mi dicevate spesso: "Sei caduta, ora ti rialzi"
Scorrendo tutte le fasi della mia esistenza mi accorgo sempre di più che la vita, in qualsiasi situazione, è sempre degna di essere vissuta.
Commettiamo errori anche da adulti ma abbiamo il diritto di aver modo di riguadagnare la fiducia.
Il futuro vivrà sulle mie esperienze e spero solo di poter, un giorno, liberare gli angoli del cuore dalla polvere del tempo e riempirli di nuovo di fantastiche emozioni, energia per un cuore che mai smetterà di battere per esse e per la vita
Il giorno della realizzazione dei nostri sogni sta arrivando.
Fatevi forza, ragazzi! Loro sono a un passo da noi che ci aspettano.
 

giovedì 26 settembre 2013

Chi siamo e cosa siamo?

Pubblicata nel sito di 'Carte sensibili'

Alla domanda chi e che cosa siamo noi un vecchio saggio rispose così:- Siamo la somma di tutto quello che è successo prima di noi, di tutto quello che è accaduto davanti ai nostri occhi,di tutto quello che ci è stato fatto. Siamo ogni persona, ogni cosa, la cui esistenza ci abbia influenzato, o che la nostra esistenza abbia influenzato, siamo tutto ciò che accade dopo che non esistiamo più e ciò che non sarebbe accaduto se non fossimo mai esistiti.-

martedì 24 settembre 2013

Silenzio

Dal gruppo dell'Accademia del silenzio di Anghiari



Ben oltre le idee
di giusto e di sbagliato
c'e' un campo.

Ti aspettero' laggiu'.



Jalaluddin Rumi

( poeta e mistico persiano - XIII secolo)

 

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lunedì 23 settembre 2013

Pillole di saggezza



Se anche nel pieno della confusione generale stai cercando di

scoprire quello che è giusto, in mezzo a persone che non sanno

più distinguere il bene dal male, allora hai già fatto molto"

- Olavo de Carvalho

(giornalista brasiliano nato 1947)

giovedì 19 settembre 2013

Emozioni

Ricevuto da Leonora Cupane, docente meravigliosa  incontrata ad Anghiari

Vedere un mondo in un granello di sabbia,
e un cielo in un fiore selvaggio.
Chiudere l’infinito in un palmo di mano
e l’eternità in un’ora.
William Blake (1757-1827)
 
Trovo incredibile che le emozioni degli esseri umani siano sempre le stesse attraverso il tempo

Perché si scrive?

Da Anghiari, sede dell''Accademia del Silenzio' vi porto questo frammento

Perché si scrive?
Perché si scrive? La domanda, inevitabile, ritorna sempre, anche se si cerca di evitarla (…) Del resto le risposte possibili sono tutte plausibili senza che nessuno davvero lo sia. Si scrive perché si ha paura della morte? E’ possibile. O non si scrive piuttosto perché si ha paura di vivere? Anche questo è possibile. Si scrive perché si ha nostalgia dell’infanzia? Perché il tempo è passato tropo in fretta? Perché il tempo sta passando troppo in fretta e vorremmo fermarlo? Si scrive per rimpianto, perché avremmo voluto fare una certa cosa e non l’abbiamo fatta? Si scrive per rimorso,  perché non avremmo dovuto fare quella certa cosa e invece l’abbiamo fatta? Si scrive perché si è qui  ma si vorrebbe essere là? Si scrive perché si è andati ma dopo tutto era meglio se restavamo qui? Si scrive perché sarebbe davvero bello poter essere qui dove siamo arrivati e allo stesso tempo essere ancora là dove ci trovavamo prima? (..)

Antonio Tabucchi, ‘Di tutto  resta un poco’